"La Chiesa di Gerusalemme, chiesa di testimoni, ha bisogno di tutti i suoi sacerdoti, di tutto il sacerdozio dei suoi preti, residenti o ospiti, per portare la sua testimonianza in tutto il mondo e in questa terra". L’invocazione del patriarca latino di Gerusalemme, Michael Sabbah, è risuonata ieri nella basilica del Santo Sepolcro durante la messa del Giovedì Santo. "La società di oggi ha bisogno di persone che offrano la propria vita per essa. E’ questo il senso della nostra consacrazione a Dio: offrire la vita per gli altri, come servitori disinteressati, purificati di tutto ciò che è umano, per essere non ostacolo ma strumento della Grazia di Dio che vuole donare alla sua Chiesa e a tutta la Terra Santa, la pienezza di vita e di unità". Nella basilica erano presenti 140 sacerdoti da tutto il mondo. La celebrazione è stata preceduta da una processione eucaristica, guidata dal Patriarca. Come è noto il luogo storico dell’istituzione dell’Eucaristia è il Cenacolo, sul monte Sion, ma nessuna Chiesa può celebrarvi una liturgia eucaristica, neanche il Giovedì Santo. Tuttavia, per tradizione, il Giovedì santo è "un giorno eccezionale" per i fedeli di rito latino poiché la basilica del Sepolcro è riservata a loro. Gli altri riti tacciono. Anche i pellegrini e turisti trovano le porte chiuse. Dopo la Messa della Cena, infatti, le porte sono state chiuse a chiave. Per simboleggiare questa "occupazione" il custode musulmano ha consegnato le chiavi della basilica al Vicario custodiale, padre Artemio Vitores, del convento francescano di San Salvatore.