"Il dramma della nostra vita si trasforma in tragedia quando introduciamo nella nostra coscienza morale altre chiavi interpretative diverse da quella eucaristica". Lo ha detto il card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, celebrando oggi, Giovedì Santo, la Messa crismale in cattedrale."La celebrazione eucaristica è principio, fondamento e spiegazione di tutta la nostra esistenza sacerdotale, l’unica chiave interpretativa vera di tutta la nostra esistenza", ha esordito il cardinale, invitando tuttavia a non ridurre il ministero sacerdotale "alla celebrazione dei divini misteri", ma al contrario esortando a fare dell’evangelizzazione "la prima e più urgente espressione del nostro ministero, senza della quale la Chiesa non può semplicemente neppure cominciare ad esistere". Per l’arcivescovo di Bologna, "il progetto con cui ogni uomo configura la sua vita" dipende in ultima analisi "dall’idea che egli ha di libertà. Noi siamo ciò che pensiamo sia il significato del nostro essere liberi". Due, quindi, sono "le idee di libertà che si scontrano nel cuore di ogni uomo: libertà nella Verità; libertà nella negazione della Verità. Nel rapporto fra libertà e verità dimora il dramma dell’umano esistere"." Quella dei sacerdoti, in questa prospettiva, è quindi una libertà come "capacità di donarsi": "La Verità del nostro essere sacerdotale ha concluso Caffarra è l’amore; l’amore che fa di noi stessi un dono offerto per la salvezza dell’uomo: nel dono di Cristo, eucaristicamente sempre presente".