Quasi geloso della comunità cristiana che gli è affidata, devoto e obbediente alla Chiesa, felice di appartenere a una famiglia di fede e di grazia. E’ l’identikit del sacerdote tratteggiato questa mattina dal vescovo di Como, mons. Alessandro Maggiolini, durante la messa crismale in duomo. "Nel caso del prete ha detto il vescovo – l’amore più immediato che deve avere nei confronti della comunità cristiana è la dedizione alla parrocchia o al settore pastorale che gli è affidato. Una sorta di gelosia lo deve afferrare per dedicarsi alle persone che gli sono affidate. Quando un sacerdote inizia a lasciarsi prendere dal disinteresse o dallo spregio nei confronti dei suoi fedeli, è segno che deve cambiare mansione, o, più profondamente, che deve riprendere lo stupore e la donazione davanti al Signore". "Occorre che il prete in modo particolare ami e si dedichi alla Chiesa intera, includendone gli elementi strutturali – obbedienza compresa – e cogliendone le dimensioni misteriose che la rendono sacramento universale di Cristo". "Certe critiche astiose, certe snobbature, certi distacchi nel cuore prima ancora che nei fatti ha avvertito mons. Maggiolini – rendono l’appartenenza alla Chiesa una sorta di punizione e non una benedizione. Anche la critica può essere utile o necessaria" ha riconosciuto il presule, "purché sia compiuta con la tendenza a far crescere lo spirito collaborazione e la gioia di appartenere a una famiglia di fede e di grazia".