Ragazzi impegnati a scuola di pomeriggio piuttosto che a bighellonare per strada, per evitare, soprattutto nei quartieri a rischio, che entrino nelle file della camorra: nasce, così, l’iniziativa "Scuole aperte", promossa dalla Giunta regionale della Campania dal prossimo settembre. Le 50 scuole pilota saranno scelte in base alla popolazione scolastica, ai tassi di abbandono e di dispersione, alla presenza di criminalità e di particolare disagio economico-sociale. Giudica positivamente il progetto, in un servizio di Sir Regione (old.agensir.it), don Luigi Merola, parroco di Forcella, quartiere degradato di Napoli, impegnato in prima linea contro la camorra, per il quale "l’educazione resta sicuramente una delle carte da giocare nella sfida all’illegalità e alla devianza". "Se abbiamo ottenuto dei risultati a Forcella dichiara – è perché nel pomeriggio abbiamo aperto le nostre chiese, con doposcuola e attività ricreative". "Le scuole di per sé riflette Geppino Fiorenza, referente di Libera per la Campania e responsabile del Centro anticamorra regionale – sono un presidio democratico. Non utilizzarle a tempo pieno sarebbe come avere una fabbrica sotto-utilizzata". Più critico verso il progetto don Virgilio Marone, incaricato regionale della Conferenza episcopale campana (Cec) per la Pastorale scolastica. "La proposta di per sé sembra valida", ma per essere veramente efficace deve prevedere "un collegamento con le altre agenzie educative presenti sul territorio, prima fra tutte la parrocchia".