“C’è un’immagine che resterà sempre scolpita nella nostra memoria: le pagine del Vangelo sfogliate dal vento durante il rito funebre. Sembrava che Papa Wojtyla, non più con noi, fosse lì a sfogliarle, per dirci: ho trascorso tutta la vita a sfogliarlo, portandolo sotto braccio. Adesso tocca a voi”. Ne è certa la giornalista suor Myriam Castelli intervenuta al convegno “Giovanni Paolo II: evento religioso, evento televisivo” conclusosi oggi alla Pontificia Università Gregoriana (Pug). Il rapporto “tutto particolare di Papa Wojtyla con i media” ha aggiunto Giuseppe Mazza, docente alla Pug invita “gli studiosi e gli operatori della comunicazione a collaborare per creare occasioni per una educazione ai media che permetta migliori sinergie tra cultura, religione e comunicazione”. La proposta è stata condivisa da Mario Morcellini, docente alla Sapienza di Roma, che ha annunciato il prosieguo della riflessione nella sua Università. “Raccogliere la sfida” di Giovanni Paolo II a “colmare i vuoti antropologici che spesso si creano in televisione” è stato il monito raccolto dal presidente della Rai, Claudio Petruccioli. "Nel ricostruire i momenti significativi della storia del connubio tra Giovanni Paolo II e i media ha detto infine il rettore della Pug, Gianfranco Ghirlanda, chiudendo il convegno – si è risvegliato il desiderio a studiare più approfonditamente lo stile di verità nella comunicazione del pontefice. Uno stile che non conosce finzioni, non cede a compromessi, ha totale fiducia negli uomini, ma non dimentica mai che Uno soltanto è l’Assoluto”.