“Più che tra Occidente e mondo islamico, il vero scontro in cui si può determinare il tramonto dell’Occidente può avvenire nel suo confronto con la Cina e con l’India. La prima, totalmente a-religiosa e nella quale è visibile l’impatto disumanizzante del capitalismo su una società povera di valori; l’India, dove la religione raccoglie e dissolve tutto in sé”. Lo ha detto lo storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, intervenuto stamani, presso la Pontificia Università Lateranense, alla presentazione del volume di mons. Ignazio Sanna “L’identità aperta”. Soffermandosi sul tema dell’incontro, Riccardi ha osservato che “il processo di globalizzazione spinge tutte le identità a ripensarsi e ristrutturarsi; un’esigenza che provoca anche i cristiani e la teologia”. In questo “bisogno di ridefinirsi”, che viene avvertito “anche dalle identità più dimesse”, occorre tuttavia evitare il “rischio di reinventarsi un’identità diversa”. “Secondo alcuni islamologi – ha citato come esempio lo storico -, l’islam radicale che oggi si presenta come ritorno al puro e antico islam, è una ‘modernizzazione’ che fa cadere pezzi di storia e di identità”. “In questi ultimi tempi – ha osservato mons. Angelo Amato, segretario della Congregazione per la Dottrina della fede – si è accentuata la distanza tra la visione cristiana dell’uomo e quella della cultura liberale-radicale. Oggi il pericolo non è tanto l’ateismo, quanto una scienza senza coscienza che riduce l’uomo a materiale biologico”. Di qui l’urgenza di “un orizzonte etico ragionato e fondato sulla parola di Dio”.