MORTE TOMMASO: D’AGOSTINO (GIURISTI CATTOLICI), "NO ALLA PENA DI MORTE MA RIVENDICARE PENE GIUSTE E CERTE"

"Il fatto che davanti a delitti così efferati la gente invochi la pena di morte, non va interpretato come un segno di barbarie o di psicologia primitiva ma come consapevolezza che ci sono dimensioni di male intollerabili sia socialmente che moralmente". Lo ha detto al Sir Francesco D’Agostino, presidente dell’Ugci, l’Unione giuristi cattolici italiani, commentando la morte del piccolo Tommaso e le polemiche, scoppiate dopo la sua uccisione, sull’introduzione della pena di morte per punire i colpevoli di tali crimini. "La pena di morte – ha spiegato il giurista – non può essere condivisa soprattutto in una prospettiva cristiana, per il valore assoluto della vita umana ma questo non deve significare come, purtroppo è significato in tutte le società secolarizzate, una banalizzazione dei delitti o una riduzione del fenomeno criminale a mere circostanze sociologiche o di condizionamento psicologico". Purtroppo, secondo D’Agostino, "la lotta contro la pena di morte si è molte volte, , indebitamente, saldata con una banalizzazione del problema della responsabilità criminale. Dobbiamo, con la stessa energia, dire di no alla pena di morte e rivendicare la responsabilità, attraverso il processo, del criminale e il dovere di sottoporlo ad una pena giusta e certa. Perché se la battaglia contro la pena di morte si traduce, come purtroppo a volte è successo, in un’erosione dell’idea della giusta punizione è una sconfitta per tutti".