CATTOLICI E COMUNICAZIONE: COLOMBO (UNIVERSITÀ CATTOLICA), "SI PUÒ DEFINIRE DEBOLEZZA?"

"Alcune delle osservazioni proposte da Galli della Loggia possono essere condivisibili. Semmai occorre domandarsi come mai i cattolici hanno in Italia inadeguata rappresentanza nella sfera comunicativa". Fausto Colombo, sociologo dell’Università Cattolica di Milano ed esperto di mass-media, riflette per il SIR a partire dall’editoriale pubblicato oggi sul "Corriere della sera". "Anzitutto c’è una questione di stile comunicativo. Credo che si possa storicamente iscrivere al mondo cattolico italiano una presenza massmediale che è impostata sull’ascoltare e sul dire, sul dialogo, sull’argomentare. È una comunicazione che intende trasmettere valori e sensibilità più che urlare con l’altoparlante. Ho provato a definire questo stile con la formula della cultura sottile". "Questo tipo di presenza funzionava magari in modo più efficace quando eravamo in presenza di un universalismo di valori", quando il processo di secolarizzazione era meno accentuato. "Nell’attuale relativismo dei valori", aggiunge Colombo, o di "pluralismo senza un orizzonte comune", "a volte ci si trova un po’ scoperti". Lo studioso aggiunge: "C’è poi un’altra considerazione relativa agli strumenti che i cattolici usano per comunicare. Noi abbiamo mezzi fortemente identitari che per questo talvolta faticano a farsi sentire da un target non cattolico". (segue)