Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.
Parte da uno dei grandi temi del suo pontificato, la gioia, il Papa, per rilanciare un messaggio di pace: "È un annuncio profetico destinato all’umanità intera, in modo particolare ai più poveri, in questo caso ai più poveri di gioia! Pensiamo ai nostri fratelli e sorelle che, specialmente in Medio Oriente, in alcune zone dell’Africa ed in altre parti del mondo vivono il dramma della guerra: quale gioia possono vivere? Come sarà il loro Natale?". L’appello dell’Angelus di domenica 17 dicembre riprende e rilancia il tema centrale del messaggio per la Giornata mondiale della pace che si celebra a Capodanno: "La persona umana, cuore della pace". Il bilancio geo-politico e diplomatico di questo 2006 che si chiude non è certamente brillante. Resta aperta e sempre più fibrillante la questione medio-orientale, in cui le incognite si aggiungono alle incognite e i conflitti divampano anche in termini di conflitti civili, da ultimo all’interno dell’Autorità palestinese. Ma questi mesi non sono solo di bilancio: molti attori, a partire dagli stessi Stati Uniti si interrogano su una possibile "nuova strategia", in cui il pragmatismo permetta di recuperare nuova efficacia in termini di stabilizzazione geo-politica. È auspicabile che questa revisione coinvolga un po’ tutti gli attori di questa grande partita medio-orientale. Ed allora è necessario ritornare a ragionare sui grandi temi, sui temi di fondo. Il messaggio aiuta a questo, quando sottolinea tre punti. Il primo è l’appello a "rispettare la grammatica scritta nel cuore dell’uomo dal suo Divino creatore". Cacciata dalla porta dei processi di secolarizzazione, l’idea che ci sia "una logica morale che illumina l’esistenza umana e rende possibile il dialogo tra gli uomini e tra i popoli", ritorna come necessità pratica urgentissima. Le norme del diritto naturale – non teme di ribadire il Papa – diventano un punto di riferimento essenziale. Ecco allora un secondo punto, l’"ecologia della pace", che presuppone non solo l’equità nella ripartizione delle risorse come condizione per lo sviluppo, ma anche quell’"ecologia umana" fondata sulla verità sulla natura dell’uomo. Che non è un tema astratto, ma ha implicazioni concretissime in particolare in ordine al ruolo delle religioni e ai diritti e doveri dell’uomo, a partire dal fondamentale diritto alla libertà religiosa. Eccoci al terzo punto, per cui "a partire dalla consapevolezza che esistono diritti umani inalienabili connessi con la comune natura degli uomini, è stato elaborato un diritto internazionale umanitario, alla cui osservanza gli Stati sono impegnati anche in caso di guerra". Ma che parte dalla cruciale questione della non proliferazione ed anzi del progressivo smantellamento degli arsenali nucleari. Il mondo ha bisogno, per ritrovare un assetto e una prospettiva di pace, di grande realismo e, nello stesso tempo, di grande respiro ideale e progettuale. Una sintesi per cui i cristiani, anche quando sono perseguitati, anche quando sono minoranza, si spendono senza riserve.