“Inutili, inapplicabili, confuse e soprattutto dannose per il sistema sanitario”: così Rodolfo Proietti, ordinario di anestesiologia e rianimazione all’Università Cattolica, ha definito le direttive anticipate di volontà, più note come “testamento biologico”. Intervenuto questa mattina a Roma (Policlinico Gemelli) alla Giornata di studio su “Autodeterminazione e dichiarazioni anticipate di volontà”, Proietti ha spiegato che esse “si propongono un obiettivo nebuloso, la sospensione dell’accanimento terapeutico del quale manca tuttora una chiara definizione”, e non hanno “applicabilità giuridica perché la vita è un bene non disponibile, pertanto nemmeno il titolare può rinunciarvi”. Per Mario Melazzini, oncologo e presidente di Aisla (Associazione italiana sclerosi multipla amiotrofica, patologia degenerativa del sistema nervoso di cui anch’egli è malato da quattro anni), “è l’abbandono terapeutico che spinge le persone a chiedere di morire” ed “è più facile ascoltare questa richiesta che quella di chi chiede di vivere”. Pur sottolineando la necessità di “un’assistenza adeguata e dignitosa ai malati”, Melazzini ha affermato: “Sono felice di vivere, anche in questa condizione così pesante. La malattia può costituire un valore aggiunto e la vita è un dono che vale la pena vivere fino in fondo”.