TESTAMENTO BIOLOGICO: PESSINA (UNIVERSITÀ CATTOLICA), “NON ESISTE UN DIRITTO A MORIRE”

“Il rifiuto dell’accanimento terapeutico non può essere oggetto di scelta per il semplice motivo che esso è illegittimo sia sul piano clinico sia sul piano etico. Non avrebbe perciò senso invitare i cittadini a firmare una dichiarazione per ottenere, in termini di scelta, ciò che deve essere loro garantito dallo stesso sistema sanitario nazionale e dalla buona prassi clinica”. È l’opinione di Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica dell’Università Cattolica, intervenuto questa mattina a Roma (Policlinico Gemelli) alla Giornata di studio su “Autodeterminazione e dichiarazioni anticipate di volontà”. Per Pessina, “il paradosso della nostra cultura è ritenere che esista una sorta di diritto a morire, mentre la morte non è un bene che la società può mettere a disposizione dei cittadini”; ciò che occorre “è piuttosto, un’assistenza sanitaria rispettosa dei diritti e della dignità delle persone”. Maria Luisa Di Pietro, docente di bioetica alla Cattolica e presidente di "Scienza e vita", ha illustrato le diverse modalità del cosiddetto “testamento biologico”, che potrebbe rischiare di compromettere la relazione medico-paziente, facendola scadere da un “modello di beneficialità” a un “modello contrattualistico, secondo il quale “il medico sarebbe solo un prestatore d’opera qualificata e l’atto medico una mera esecuzione delle richieste del paziente”.