Un "difetto fetale" non può essere "una precondizione per offrire o ricorrere all’aborto". A ribadirlo è mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede all’Onu, intervenuto ieri a New York alla 76ma seduta plenaria dell’Assemblea generale dell’Onu. Oggetto dell’intervento diffuso oggi dalla sala stampa della Santa Sede – la Convenzione dei diritti delle persone con disabilità, recentemente adottata dall’Onu, al "cuore" della quale, ha fatto notare l’esponente vaticano, c’è la "riaffermazione del diritto alla vita" per le e persone disabili. "Proteggere i diritti, la dignità e il valore delle persone con disabilità rimane la maggiore preoccupazione per la Santa Sede", ha detto Migliore, esprimendo alcune perplessità sull’articolo 25 della Convenzione. Il "riferimento alla salute sessuale e riproduttiva", per Migliore, non può considerare "l’aborto o l’accesso all’aborto come una sua dimensione". "In alcuni paesi denuncia la Santa Sede i servizi di salute riproduttiva includono l’aborto, negando così l’intrinseco diritto alla vita di ogni essere umano, affermato nell’articolo 10 della stessa Convenzione".