Per Caffarra, un eventuale consenso all’eutanasia neonatale "è il segno inequivocabile della ‘tirannia dell’utilitarismo’ nella dottrina e nella regolamentazione della vita umana associata. Secondo questa visione il bene comune, il bene cioè proprio della vita associata, è da pensare come una sommatoria dei beni individuali. Posso azzerare un addendo e non cambiare il risultato, purché aumenti proporzionatamente gli altri. Fuori metafora: l’interesse dell’uno può essere diminuito o azzerato purché resti o cresca l’interesse di un numero maggiore di persone". Inoltre, tale legittimazione colpirebbe gravemente anche il senso della professione medica che "sarebbe sempre meno univocamente orientata, finalizzata alla difesa della vita. Essa potrebbe anche essere richiesta di porvi positivamente fine", facendo venir meno inoltre "il dovere di solidarietà sociale verso i portatori di handicap e le loro famiglie".