Proseguendo nella riflessione sulla liceità o meno dell’eutanasia neonatale, il card. Caffarra si è domandato quale sia la "posta in gioco in questa problematica". "La giustificazione dell’eutanasia neonatale e/o della rianimazione selettiva ha argomentato – è la previsione di una vita umana biologicamente handicappata gravemente e quindi di grave sofferenza". "Poiché ovviamente trattasi di persone umane assolutamente incapaci di elaborare una qualsiasi concezione di vita buona, sulla base della quale dedurre un giudizio di sensatezza/insensatezza della propria vita, un altro elabora questo giudizio sulla base dell’ipotesi che il neonato – se fosse in grado di pensare consentirebbe". Ciò fa dire a Caffarra che "si decide di interrompere la vita di un altro presumendo che esso in futuro condividerebbe la concezione di vita buona propria di chi pone fine alla vita dell’altro". (segue)