CINA: POBBIATI (AMNESTY INTERNAZIONAL ITALIA), "NON AVALLARE LE PREVARICAZIONI"

"Per finire in un laogai basta poco: per una donna restare incinta senza autorizzazione, per un monaco tibetano avere con sé un’immagine del dalai lama; anche scrivere un articolo e farlo circolare su Internet può essere un motivo di punizione". A spiegare la difficile situazione in Cina è stato, stamattina, a Roma, Harry Wu, presidente della Laogai foundation di Washington. Anche Paolo Pobbiati, presidente della sezione italiana di Amnesty international, ha denunciato la politica di controlli su Internet operata dal Governo "con la complicità di aziende occidentali". In particolare, ha aggiunto Pobbiati, "Yahoo ha fornito alle autorità cinesi il nominativo del giornalista Shi Tao, che in seguito è stato condannato a dieci anni di prigione per aver inviato in Usa un’email, con il suo account di Yahoo, contenenti informazioni sulle responsabilità governative nel massacro di piazza Tienanmen". "Le multinazionali – ha evidenziato Pobbiati – non devono avallare le prevaricazioni del governo cinese. Anzi, come Amnesty international chiediamo alle aziende di assumersi la responsabilità sociale di esportare legalità". Rispetto alle prossime Olimpiadi in Cina, Pobbiati ha sottolineato come "costituiscano una grande opportunità per la Cina di essere visibile, ma anche di chiedere alla Cina il rispetto dei diritti umani".