LJUBA E SAÞA: COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO, "DUE BRAVI RAGAZZI NOMADI CHE VOLEVANO CAMBIARE IL MONDO"

"Due bravi ragazzi, due giovani per bene. Niente bambini sfruttati, niente furti, niente galera. L’esatto contrario dello stereotipo dello zingaro ‘brutto, sporco e cattivo": così la Comunità di Sant’Egidio ricorda Ljuba e Saþa, 17 e 16 anni, i due giovani nomadi, moglie e marito, morti sabato scorso durante un incendio nella loro baracca al campo di via dei Gordiani, a Roma, dopo che Saþa è riuscito a mettere in salvo tutto il resto della famiglia. La Comunità di Sant’Egidio ripercorre le vite e i sogni dei due ragazzi, "conosciuti piccolissimi" e con il quali hanno condiviso "la vita di ogni giorno, le gioie, i dolori e le difficoltà, in un’amicizia profonda". "Due mesi fa – raccontano – il loro matrimonio è stata una festa bellissima. Nonostante il disagio e i problemi li sfiorassero ogni giorno erano due ‘bravi ragazzi’". Ljuba si era iscritta alle scuole serali per prendere il diploma, aveva ricevuto il battesimo e la prima comunione a S.Maria in Trastevere. Saþa suonava in un gruppo musicale ed era anche un bravo calciatore. "Volevano, come tanti loro coetanei, che il mondo fosse migliore, e pensavano di poterlo cambiare insieme a noi", sottolinea Sant’Egidio. Il Campidoglio ha già annunciato che darà un premio alla memoria di Saþa.