” ” ” “A livello pastorale il documento punta l’accento sull’incontro tra pastorale specifica per gli zingari e pastorale ordinaria nelle parrocchie. Il battesimo, ad esempio, che è "il sacramento più richiesto" andrà curato nel linguaggio e sarebbe preferibile celebrarlo in presenza di tutta la comunità parrocchiale. Gli Orientamenti consigliano, per l’evangelizzazione, di usare modalità e strumenti più consoni alla cultura zingara, come la musica, i video, i pellegrinaggi ai luoghi sacri del "Santo" legato alla storia familiare, il culto dei defunti vissuto in maniera comunitaria. Da valutare, secondo mons. Marchetto, "l’opportunità di tradurre la Bibbia, i testi liturgici e i libri di preghiera nella lingua usata dai vari gruppi etnici delle diverse regioni". Il documento mette in guardia però dal rischio confermato dai fatti – che gli zingari "cadano vittime delle sètte". Per questo si suggerisce di dare un ruolo particolare ai nuovi momenti ecclesiali, che "possono costituire un luogo concreto per l’espressione emotiva religiosa degli zingari". Tra le novità, l’indicazione di nominare, all’interno delle Conferenze episcopali, un vescovo promotore della pastorale degli zingari, che abbia avuto qualche esperienza in quest’ambito. Da incoraggiare è anche la presenza delle "comunità-ponte", sacerdoti o religiosi/e che vivono tra gli zingari, spesso in roulotte. E anche il protagonismo degli stessi zingari, con "laici zingari" impegnati nella pastorale e nuove vocazioni sacerdotali. In Europa sono una trentina i sacerdoti e religiosi/e appartenenti alle varie etnie zingare.