“È assurdo e demagogico affermare che per sconfiggere l’aborto clandestino bisogna legalizzare tutto e negare ogni divieto: siamo in piena dittatura del relativismo”. Lo dichiara a SIR Regione don Filippo Urso, responsabile della pastorale della salute della Conferenza episcopale pugliese. In Puglia, ai primi di febbraio il Consiglio regionale ha approvato un documento di indirizzo politico con cui “s’impegna la Giunta regionale a consentire l’utilizzazione delle metodiche esistenti per l’interruzione volontaria di gravidanza”, compresa, quindi, la Ru486. “In una regione con un alto tasso di aborti, anziché prevenire il fenomeno attraverso un’efficace assistenza alla donna osserva don Urso -, le si offre una semplificazione delle procedure abortive all’insegna di un individualismo spinto e contro ogni responsabilità personale e comunitaria”, dice il sacerdote. Degli effetti devastanti dell’uso della pillola dal punto di vista psicologico parla, nello stesso servizio, Filippo Boscia, vicepresidente vicario dell’Associazione medici cattolici italiani e vicepresidente della Società italiana di bioetica: nel caso della Ru486 “la donna diventa mandante ed esecutrice; quest’evento ha una ripercussione psicologica di estrema importanza”.