” “Da allora, “anche se non se ne parla per niente, ci sono stati massacri, stragi, violenze sessuali sulla popolazione civile”. Il Centro, spiega ancora, “non ha vita facile perché tra i nostri protetti ci sono i testimoni scomodi che i responsabili delle violenze vorrebbero eliminare”. Nel centro di Bukavu c’è un ambulatorio di medicina generale e uno di psicoterapia. Ospita oltre 400 bambini e un centinaio di adulti. All’inizio del 2003 sono stati aperti altri 2 piccoli centri: a Uvira, alla frontiera con il Burundi (200 bambini) e a Kamituga (a 185 km da Bukavu, in zona rurale). Il centro di Kamituga si occupa di 166 bambini che erano sfruttati nelle miniere di oro e di coltan. Molti di loro sono orfani e hanno assistito a brutali uccisioni dei lori cari. “Non possiamo ospitarli al centro perché sarebbe molto pericoloso, potrebbero essere uccisi perché sono stati testimoni oculari di queste terribili vicende”, racconta Colette, che lancia l’ennesimo appello: “Abbiamo gridato, urlato e nessuno ci ha sentito. Adesso siamo stanchi e non abbiamo più la forza di gridare. Vi chiediamo di gridare al nostro posto”.