"Certamente i pastori della Chiesa devono vigilare per non essere ‘invasivi’. Ma per contentare i laici-laicisti essi dovrebbero tacere o dovrebbero parlare (e guai se non lo fanno!) allorché piace a lor signori". Ad intervenire nel dibattito sulla "laicità" è mons. Gastone Simoni, vescovo di Prato, intervistato da SIR Italia sul rapporto tra cattolici e politica, a partire dalla seconda parte della prima enciclica di Benedetto XVI, "Deus caritas est", e in vista del Convegno ecclesiale nazionale di Verona (16-20 ottobre), dove uno degli ambiti sarà dedicato al tema della "cittadinanza". "Dalla fede che si coniuga purificandola e potenziandola con la ragione – deriva la dottrina sociale della Chiesa", fa notare il presule, sottolineando come Benedetto XVI nel suo primo documento magisteriale metta in guardia dal rischio dell’"accecamento etico" in politica, se concepita solo in termini di "potere", di "tecnica" o di semplice ricerca del tornaconto personale. La dottrina sociale della Chiesa non è un modo, per essa, di affermare il suo "potere", ammonisce il Papa: "Il magistero sociale e gli interventi dottrinali pastorali in cui esso si concretizza e si precisa di volta in volta puntualizza mons. Simoni non hanno né un carattere né uno scopo di ‘imposizione confessionale’, ma si muovono sull’orizzonte ragione-fede-libertà".