"Se la salute, la vita, la morte, sono temi che tornano in gioco, significa che l’uomo si riapre al trascendente": lo ha detto il vescovo mons. Rino Fisichella, rettore della pontificia università Lateranense, aprendo questa sera a Roma un corso di aggiornamento per medici e operatori sanitari dal titolo: "L’operatore tra politica ed etica in sanità". "Il tentativo di desacralizzare la natura per poterla liberamente manipolare – ha aggiunto Fisichella pur esponendosi al rischio dell’abuso, ha creato lo spazio per entrare maggiormente nel mistero del sorgere della vita". Il rettore ha sottolineato che una riflessione odierna su ‘quale sanità per la persona’ deve "prendere le mosse dal recupero di significati e valori fondanti, oppure l’uomo diventerà secondario rispetto alla scienza, con rischi di disumanizzazione". Le polemiche che spesso accompagnano i dibattiti sulle conquiste delle biotecnologie secondo Fisichella si possono risolvere "partendo non dalla morale cattolica piuttosto che da altre morali, ma dai principi etici fondamentali che sono razionali e universali e che perciò precedono tutte le morali e si fondano sulla natura umana che è uguale sempre e dovunque". "Piuttosto lo scienziato o il medico ha aggiunto deve interrogarsi nel suo operato sul principio primo del vivere che: dove si situa il confine tra il bene e il male? Questo è il principio primo che si basa sul rispetto assoluto della dignità della natura umana quale unità incidibile di corpo e di spirito".