Un deciso no all’annacquamento degli standard socio-ambientali della Banca mondiale. Lo sostiene la Campagna per la riforma della Banca mondiale (Crbm), che si unisce al coro di protesta delle ong internazionali sull’inadeguatezza dei nuovi standard socio-ambientali del ramo della Banca mondiale che presta ai privati. Le modifiche alle linee guida dell’International finance corporation (Ifc) sono, a giudizio di Crbm, "un passo indietro in relazione alla tutela dell’ambiente e dei diritti delle popolazioni locali, troppo spesso costrette a pagare le conseguenze, e a non trarre benefici, dei progetti promossi dall’Ifc a vantaggio delle più grandi multinazionali del pianeta". Gli standard introdotti ieri, continua la nota della Crbm, "sono contraddistinti da un’estrema vaghezza, non specificano più quando dovranno essere tenute le consultazioni con le popolazioni locali impattate dalle operazioni dell’Ifc, non proteggono adeguatamente i diritti delle popolazioni indigene allo sfruttamento delle risorse naturali e delle loro terre". "Con la modifica degli standard dell’Ifc ha affermato Antonio Tricarico, coordinatore della Crbm la Banca mondiale ci vuol far credere che delle linee guida così approssimative saranno applicate con estremo rigore. Eppure, avendo un mandato sullo sviluppo sostenibile,la stessa Banca dovrebbe comportarsi di conseguenza e non rifiutarsi di riconoscere la normativa Onu sui diritti umani e sulle compagnie multinazionali".