LAVORO E IMMIGRAZIONE: APICOLF, INCONTRO CON I CAPPELLANI DELLE COMUNITÀ DELL’EST EUROPEO (2)

“È la dignità della persona – ha aggiunto – ciò che noi preme affermare”. La preoccupazione oggi dell’ApiColf è che “le famiglie non sono nelle possibilità di dare lavoro” e “se si viene in Italia e non si trova occupazione, si è soli, privi di ogni solidarietà umana, si cade nella disperazione”. “Diamo dei suggerimenti – spiega padre Bruno Mioli, direttore dell’ufficio immigrati della Fondazione Migrantes -. Certo, le persone che emigrano sono sempre alle prese con problemi di sopravvivenza. Con chi ha questi problemi si possono dare delle utili indicazioni ma non si può negare il diritto a vivere e per alcuni l’unico modo per tentare di vivere e far vivere la propria famiglia è proprio quella di tentare l’avventura migratoria e se non sono aperte le strade ufficiali, non si può non guardare con rispetto coloro che hanno tentato altre vie, in attesa di poter regolarizzare in un secondo tempo la loro posizione”. Sebbene si tratti di un incontro per operatori pastorali, “lo scopo non è direttamente pastorale: si vuole piuttosto illuminare coloro che sono più a diretto contatto con i collaboratori familiari sulla condizione del lavoro oggi in Italia, sulla legislazione, le circolari applicative, i nuovi flussi di ingresso e soprattutto la tutela dei loro diritti anche attraverso il Sindacato. In realtà i veri destinatari del nostro messaggio non sono gli immigrati piuttosto i datori di lavoro, perché se ci sono tante situazioni insostenibili è perché non sono garantiti i diritti minimi”.