COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO: LE ONG ITALIANE COSTRETTE A CESSARE LA LORO ATTIVITÀ IN ERITREA

Con un lapidario messaggio da parte del governo eritreo le Ong italiane che lavorano nel Paese africano vengono "invitate a terminare le proprie attività". Ne dà notizia l’Associazione delle Ong italiane, riferendo che l’informativa è giunta in poche ore a sei Ong: Cesvi, Gvc, Mani Tese, Nexus, Cosv, Coopi. L’Associazione Ong italiane esprime "grande rammarico" dal momento che, "già negli ultimi mesi, il lavoro delle Ong e delle agenzie d’aiuto nel Paese era stato reso difficile dal crescere della tensione con la comunità internazionale per la mancata delimitazione dei confini". L’Eritrea, spiegano, "accusa infatti la comunità internazionale di non costringere l’Etiopia a rispettare le decisioni della commissione internazionale sui confini, che, secondo gli accordi di pace del dicembre 2000 ad Algeri, avrebbero dovuto essere definitivi e obbligatori – e dall’applicazione della nuova legge, la 145/2005, promulgata nel maggio dello scorso anno": "Ma le Ong italiane – affermano – non pensavano che si sarebbe arrivati a negar loro l’autorizzazione ad operare nel Paese, anche in considerazione della loro metodologia d’intervento, in accordo con le autorità eritree competenti e a favore dei gruppi sociali e delle comunità più svantaggiate". Per questo l’Associazione "non intende accettare come definitivo l’esito della vicenda, ma chiede che l’Ambasciata in Eritrea e il Ministero degli Affari Esteri Italiano, e la locale delegazione della Commissione Europea, ritrovino un terreno di discussione con il Governo Eritreo che porti alla riapertura del dialogo e alla revisione del provvedimento".