MATRIMONIO: TRIBUNALE ECCLESIASTICO EMILIA ROMAGNA, PRIMO CAPO D’ACCUSA "L’ESCLUSIONE DELLA PROLE"

Il tribunale ecclesiastico "non mette solo in evidenza l’incidenza delle patologie, ma continua ad offrire un preciso punto di riferimento per una concezione adeguata di matrimonio e di famiglia". Lo ha affermato oggi a Bologna mons. Stefano Ottani, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico regionale flaminio, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nel 2005 sono stati depositati 122 "libelli" per istruire nuove cause, contro i 142 dell’anno precedente; 419 le cause trattate in prima istanza, di cui 134 giunte a conclusione, 371 in seconda istanza (303 concluse). Tra i capi d’accusa, in testa l’"esclusione della prole": una novità, secondo il vicario, "in una regione che, per ragioni di tipo ideologico, aveva sempre avuto al primo posto la messa in discussione dell’indissolubilità del vincolo". Le cifre presentate, ha aggiunto mons. Ottani, "sono da vedere come contributo all’individuazione degli strumenti da offrire per la ricostruzione di un autentico progetto matrimoniale". A tal proposito, il sacerdote ha sottolineato "le acquisizioni più recenti, che identificano la pastorale familiare non tanto nell’attenzione della Chiesa verso le famiglie, bensì nell’esercizio del ministero coniugale che scaturisce dal sacramento del matrimonio". "La pastorale familiare – ha concluso – è il servizio che gli sposi, grazie al sacramento ricevuto, offrono per edificare la Chiesa, anzitutto la loro Chiesa domestica, e poi la comunità cristiana a tutti i livelli".