Che fine hanno fatto i 26 adolescenti appartenenti all’etnia cristiana Hmong, rifugiati in Thailandia perché perseguitati dalle autorità laotiane e poi di nuovo deportati in Laos due mesi fa, a rischio torture e detenzioni arbitrarie? Se lo chiedono diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani, ma anche parlamentari che sollecitano l’intervento dell’Unione europea e delle Nazioni Unite, nel denunciare i fatti avvenuti il 29 novembre scorso. Nonostante ci sia incertezza sul numero esatto dei ragazzi deportati Amnesty internazional riferisce di 23 giovani (tra cui 20 ragazze) e 6 adulti -, tutti concordano nel raccontare l’episodio cruento della separazione dalle loro famiglie mentre vivevano in un campo per rifugiati nel villaggio nord-thailandese di Huay Nam Khao. La polizia thailandese ha arrestato i ragazzi mentre si stavano recando nella chiesa situata fuori dal campo, informa il "Lao movement for human rights". Sono stati espulsi di nuovo in Laos, a 200 km dalla capitale Vientiane, dove rimangono "in grave pericolo di torture", denuncia Amnesty. Da decenni i 6.500 appartenenti all’etnia Hmong subiscono persecuzioni da parte delle autorità laotiane, che li accusano di essere collegati ai ribelli e di aver combattuto a fianco degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam. Secondo altre fonti alcuni degli adolescenti deportati appartengono invece a famiglie impegnate nel movimento sociale che cerca di resistere alla sottrazione delle terre e alla repressione della pratica cristiana perpetrata dal governo laotiano. Amnesty ha lanciato di recente un azione urgente chiedendo di inviare appelli alle autorità del Laos. Sul caso hanno chiesto spiegazioni anche gli Usa e l’Australia.