EUROPA: DIRETTIVA SERVIZI, DOMANI IL VOTO IN PARLAMENTO. IN AULA UN TESTO EMENDATO. ELIMINATO IL PRINCIPIO DEL "PAESE D’ORIGINE"

"Al di là della dimensione meramente economica di questa direttiva, si tratta di capire se l’Ue a 25 è in grado di trovare delle soluzioni appropriate, per far fronte a problemi estremamente complessi e delicati". José Manuel Barroso, presidente della Commissione, segnala l’aspetto più delicato del dibattito svoltosi ieri al Parlamento di Strasburgo sulla ex direttiva Bolkestein. Il provvedimento, che mira a regolamentare il settore dei servizi, il più consistente dell’economia comunitaria, è in itinere da due anni, ma ogni accordo appare difficile: dubbi permangono infatti sul campo di applicazione della direttiva, sul principio-guida del provvedimento (paese d’origine o di destinazione?), sul rapporto con la contrattazione collettiva e il diritto del lavoro a livello nazionale. Nel corso del dibattito in aula, si sono evidenziate posizioni differenti sia tra i gruppi politici ma anche al loro interno; il voto è previsto per domani, mentre proseguono le trattative sui 400 emendamenti. Il testo dovrà poi tornare in Commissione, al Consiglio e infine in Parlamento per l’approvazione finale. Nelle strade della città sono sfilati ieri 30mila lavoratori, mobilitati dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces/Etuc), contraria alla versione originaria della direttiva e favorevole al compromesso raggiunto fra Partito popolare e Partito socialista, che attenua gli intenti "liberisti" della normativa. Secondo John Monks, segretario generale Ces/Etuc, "l’accordo tra Ppe e Pse è positivo perché elimina il riferimento al paese d’origine".