L’agricoltura europea, anche italiana, è a rischio: frutta e verdura, ad esempio, che rappresentano il 16% della produzione agricola dell’Unione, "vengono abbastanza trascurate all’interno degli interventi della Politica agricola comune (Pac)". E per l’Africa "il libero mercato non si è tradotto in nuove opportunità", visto che la maggior parte delle esportazioni si concentra su appena 9 prodotti. Sono gli effetti di alcune trattative commerciali, tra cui gli Accordi di partenariato economico (Ape) che l’Europa sta negoziando con le sue ex-colonie di Africa, Caraibi e Pacifico, di cui la maggior parte dei cittadini resta all’oscuro. A denunciarli è la Campagna "EuropAfrica Terre contadine", che il 17 febbraio organizza a Roma (ore 9.30, facoltà di economia Università Roma 3, via Ostiense 139) un seminario su "L’Europa e gli Accordi di partenariato economico (Ape) con i Paesi del Sud del mondo: commercio o sviluppo?". Tra i promotori, l’ong Terra Nuova, il Centro internazionale Crocevia, il Master sviluppo umano e sicurezza alimentare di Roma 3, Coldiretti e organizzazioni contadine africane. Vi partecipano, oltre ai relatori italiani, anche leader contadini della Nigeria, del Senegal, Ghana, Tanzania e Kenya. Un incontro "per discutere dei problemi sul tappeto, del ruolo dell’Italia e dell’Europa in questo scenario in movimento e del futuro delle terre contadine, nel Nord come nel Sud del mondo".