"Non tutti coloro che giungono a richiedere il sacramento del matrimonio hanno la stessa percezione e consapevolezza della fede”, si legge nel sussidio della Cei “Celebrare il mistero grande dell’amore”, presentato oggi a Terni. Di qui “la differenziazione delle proposte pastorali e delle forme celebrative (durante la liturgia eucaristica oppure durante la sola liturgia della parola, ndr)” che, spiega il documento, “aiuta ad evitare due eccessi opposti: da un lato una pericolosa indifferenza per cui tutti vengono ammessi, dall’altro la tentazione di operare una selezione”. Quanto alle formule del consenso, oltre alla sostituzione dl verbo “prendere” con “accogliere”, “la novità più rilevante”, sottolinea il sussidio, è “l’introduzione, prima delle promesse matrimoniali, della locuzione teologica ‘con la grazia di Cristo'”. Al matrimonio occorre arrivare con un adeguato percorso di formazione: “la pastorale prematrimoniale – si legge infatti nel documento – si conferma uno dei capitoli più urgenti, importanti e delicati di tutta la pastorale familiare”. Di qui l’importanza di un itinerario “attento alle situazioni spirituali personali” dei fidanzati che preveda “un’autentica educazione ai valori del matrimonio”. “Luogo e soggetto privilegiato” di questo cammino, “la parrocchia”. Ma il sacramento “non è solo un rito – precisa la Cei – è realtà di vita che ha nella celebrazione il suo inizio e la sua fonte”. Ecco perché è necessario “che il cammino di formazione non si esaurisca” il giorno del matrimonio, e la Chiesa continui “ad essere vicina agli sposi lungo l’intero arco della loro storia familiare”. Essi, conclude il sussidio, “sono non solo destinatari, ma anche protagonisti dell’annuncio cristiano”.