Per questo, secondo il professore, “è importante che i musulmani mantengano la conoscenza della loro lingua d’origine e la loro identità, accanto a quella occidentale che comunque acquisiscono spontaneamente. Da questo punto di vista – aggiunge Branca – si è fatto molto poco nelle scuole. Stiamo cominciando solo adesso a Milano, dopo la chiusura della scuola di via Quaranta, a fare corsi di arabo nelle scuole pubbliche con una risposta positiva da parte dei ragazzi. La speranza è che un domani queste persone possano giocare un ruolo di mediazione anche nei paesi di origine”. I casi di Londra e Parigi vedono però proprio i giovani al centro di atti di violenza urbana. Colpa dei quartieri-ghetto, risponde l’esperto. “In Italia – aggiunge -, grazie al cielo, non siamo a questo livello” ma “dobbiamo fare di tutto perché si continui così, smussando i possibili spigoli senza rinunciare al valore della convivenza”.