"Che importanza ha il permanente del messaggio cristiano per il fuggevole tempo dell’oggi in cui ci tocca vivere?": questa, per Ugo Perone, docente di filosofia all’università del Piemonte orientale e promotore del convegno internazionale "Bonhoeffer, eredità cristiana e modernità" in corso a Vercelli, la domanda che il teologo luterano si è posto in quanto credente e teologo e che ha posto "questioni che da allora non appaiono irrilevanti alla filosofia". "Si è scivolati su questa frase ha commentato Perone come se esprimesse solo l’esigenza di attualizzazione, di ammodernamento". In realtà: "l’oggi non è una qualsiasi attualizzazione, ma questa attualità, che per i suoi contenuti la cesura introdotta dalla secolarizzazione è tale da rimettere in discussione il rapporto tra oggi e lascito perenne. E tuttavia ciò non fa venir meno l’esigenza di rivendicare al cristianesimo come lascito permanente questo oggi, che è conflittuale, perché secolarizzato". Bonhoeffer, secondo Perone: "È moderno perché assume la modernità come cesura e fa di questa condizione interrotta la condizione del pensare teologico. E, potremmo aggiungere noi, del pensare tout court". "La rivendicazione bonhoefferiana ha concluso Perone rilancia il discorso e lascia in eredità un’enorme produttiva tensione, un lascito per credenti e non credenti, una modalità di pensare all’altezza della modernità, perché non totalmente incapsulata in essa: Come possono gli uomini ha scritto Bonhoeffer far fronte alle tensioni terrene, se non sanno nulla della tensione tra cielo e terra".