"Dietrich Bonhoeffer divenne per noi giovani teologi il profeta di un nuovo cristianesimo e di una nuova vita in questa terra. Portò nuova speranza in un mondo di paura e immobilismo". È il ricordo di Jurgen Moltmann, docente presso l’Università di Tubinga, tratto da un suo testo letto in apertura del convegno "Dietrich Bonhoeffer nel centenario della nascita: eredità cristiana e modernità", iniziato oggi a Torino per iniziativa dell’Università del Piemonte Orientale (il convegno si sposterà domani a Vercelli, fino a sabato). Quello di Bonhoeffer, teologo protestante ucciso dai nazisti, "è ad avviso di Moltmann un percorso unico nella teologia, non solo contemporanea. Egli non ha lasciato in eredità né una dottrina né una dogmatica, ma una teologia vissuta e in divenire". "Nell’angustia della cella in cui era prigioniero scrive il docente tedesco i pensieri di Bonhoeffer si spinsero lontano come mai prima. Il suo sguardo si volse dalla Chiesa al mondo". Egli lottò "contro una spiritualità" che andava affermandosi "a spese della vitalità". Non si può dimenticare infine che "credere significava per lui affermare e amare la vita sino alla morte e così partecipare all’amore di Dio per il mondo, come alla sua sofferenza per esso". Conclude Moltmann: "Bonhoeffer ci condusse al di fuori di una concezione ecclesiale diventata sterile e ci aprì le porte a un’autentica mondanità, ci condusse dalla fede direttamente nella vita".