"Da sempre il pellegrino si è messo in cammino. Da sempre nel suo pellegrinaggio ha pregato. Da sempre ha dato testimonianza della carità. Questa unità di linguaggi è fondamentale e il cerchio non può essere spezzato, pena la non coerenza nella vita del pellegrino". Aprendo oggi il XVI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi, il card. Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma e presidente della Cei, si è soffermato sulla carità "come il segno distintivo della testimonianza cristiana e la sua testimonianza più credibile", al centro della prima enciclica di Papa Benedetto XVI. Anche il pellegrino, secondo il porporato, "deve fare suo questo linguaggio concreto con il quale, da una parte, riconosce le necessità dei più poveri verso i quali apre il suo cuore; dall’altra, però, sente la sua responsabilità per essere in ogni momento un vero testimone e missionario del Vangelo". Tra i diversi "linguaggi" del pellegrinaggio, ha detto il cardinale riferendosi al tema del Convegno dell’Orp, occorre riscoprire il primato del "linguaggio del silenzio", che esprime il "grande paradosso della fede": "Il silenzio ha spiegato infatti il cardinale è da sempre la vera origine del linguaggio, ma anche l’espressione culminante dell’orante", che "tende a far silenzio dentro di sé non solo per ascoltare la parola di Dio che gli viene rivolta, ma soprattutto per fare di questa parola la preghiera più coerente".