PELLEGRINAGGIO: CARD. RUINI, ORIENTARSI NELLA “GIUNGLA DEL LINGUAGGIO”

"Non potremmo mai concepire il pellegrino come un turista; ciò che lo contraddistingue e lo differenzia" è il "comportamento di preghiera che lo immette in uno scenario diverso, carico di significato e di senso per la vita". Lo ha detto il card. Camillo Ruini, vicario del papa per la diocesi di Roma e presidente della Cei, aprendo oggi il XVI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi, in corso a Roma (fino all’11 febbraio) sul tema: "Linguaggio e linguaggi del pellegrinaggio". "Il pellegrino – ha proseguito il cardinale – non sta chiuso in casa sua, ma quando vuole esser tale si mette in viaggio verso il santuario". Il pellegrinaggio, dunque, come esperienza dell’"unità indissolubile tra il nostro parlare e il nostro vivere": "quando facciamo un pellegrinaggio – ha sottolineato il relatore – non stiamo parlando di un posto che deve essere visitato, ma soprattutto ci mettiamo nello stato d’animo di vivere ciò che stiamo facendo". In una società, quale quella in cui viviamo, caratterizzata da una pluralità di linguaggi", come evidenza anche il Papa all’inizio della sua prima enciclica, occorre chiedersi "come potersi orientare in questa giungla del linguaggio quando ci poniamo dinanzi al pellegrinaggio". La risposta, per Ruini, risiede in primo luogo nel "linguaggio della preghiera", che "il pellegrino è chiamato a far suo in diversi momenti del viaggio e della giornata".