"La mobilità dei lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri dell’Unione verso l’Europa occidentale ha avuto sostanzialmente effetti positivi". È quanto conferma una relazione della Commissione Barroso, presentata a Bruxelles, che fa il punto delle migrazioni professionali e del mercato del lavoro dell’Ue post-allargamento. Come anticipato martedì dal Sir, "i flussi di lavoratori sono stati piuttosto limitati" dopo il 1° maggio 2004, data del passaggio da 15 a 25 paesi aderenti all’Ue. "Le statistiche, elaborate su dati forniti dai governi nazionali ha spiegato il commissario all’occupazione e affari sociali, Vladimír pidla -, indicano che il flusso di lavoratori dall’Europa centrale e orientale è stato inferiore al previsto. Non è provato un aumento del numero di lavoratori o della spesa di assistenza sociale dopo l’ampliamento rispetto ai 2 anni precedenti". In tutti i paesi dell’Ue a 15, "i cittadini dei nuovi Stati membri rappresentano meno dell’1% della manodopera", salvo in Austria (1,4% nel 2005) e Irlanda (3,8%). Inoltre i paesi che "dopo il maggio 2004 non hanno applicato restrizioni alla circolazione dei lavoratori (Regno Unito, Irlanda e Svezia) rilevano una forte crescita economica, una caduta della disoccupazione e un aumento dell’occupazione". (segue)