In un mondo che continua a cambiare rapidamente "possiamo passare da cristianità di massa a cristianità del lievito, da un cristianesimo dell’abitudine a quello dell’innamoramento, da una spiritualità dell’osservanza a quella della ri-conoscenza…" Mons. Francesco Lambiasi, assistente nazionale dell’Azione cattolica, è intervenuto oggi al IX convegno nazionale della pastorale giovanile della Cei in corso a Lignano Sabbiadoro. Di fronte al rischio di "una generazione di giovani senza speranza" preda "del miraggio di raggiungere l’autosufficienza assoluta e del desiderio di governare totalmente la propria vita" mons. Lambiasi ha invitato a "non condannare il presente ma a capirlo per discernere quali possibilità ci sono date per un nuovo annuncio del Vangelo. È quanto si cercherà di fare al convegno ecclesiale nazionale di Verona di ottobre prossimo sul tema "Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo". E la speranza cristiana, ha spiegato, "non coincide con la futurologia e non appartiene al genere delle previsioni". Tra gli esempi di questa "controcultura evangelica" mons. Lambiasi ha citato "il campo delicato della castità cristiana che non fa amare di meno ma di più perché l’agape non spegne l’eros ma lo tiene in quota perché sana in radice la voglia malsana di possedere e usare l’altro. In una atmosfera erotizzata occorre formare nuovi cantori di un nuovo Cantico dei cantici che narri le inesprimibili tenerezze dell’eros divino. C’è bisogno di giovani capaci di volare alto e aiutare a volare tanti giovani compagni".