GIOVANI E RELIGIONE: RICERCA IARD-COP, "IL RITORNO DEI TRENTENNI E LE DIFFICOLTÀ DI VIVERE UNA FEDE MATURA"

” “L’importanza della religione tra i giovani "non sta diminuendo", semmai "è in crisi il modo con cui acquisire le conoscenze per vivere una fede matura e profonda", visto che intorno ai 30 anni, dopo un periodo di allontanamento dalla Chiesa, "ritorna il desiderio religioso". È il dato che sembra emergere della ricerca sulla religiosità giovanile in Italia, presentata oggi a Roma e curata dall’Istituto Iard su incarico del Cop (Centro di orientamento pastorale). Secondo il ricercatore Riccardo Grassi, "nell’epoca di massima secolarizzazione e maggior distanza tra Chiesa e istituzioni cresce la tensione religiosa dei giovani", con differenze per fasce d’età (maggiore adesione tra gli adolescenti, allentamento dei ventenni, ritorno alla pratica dopo i 30 anni) e maschi e femmine: più inclini alla preghiera personale sono infatti le donne, mentre il 32% dei ragazzi dice di non pregare affatto. La trasmissione della fede in famiglia, ha osservato ancora Grassi, avviene soprattutto a livello "matrilineare":"la religione è più importante per le nonne e per la madre", con un calo di interesse da parte del padre o dei fratelli". Infine, ha aggiunto "per una fede matura é necessario avere anche più capacità di rielaborazione. È assurdo che le conoscenze si fermino al catechismo appreso da bambini". La ricerca, ha fatto notare Paolo Bustaffa, direttore del Sir e moderatore dell’incontro, mette anche in discussione "la responsabilità educativa degli adulti" e talvolta denuncia la loro "assenza". Invece la testimonianza degli adulti "è avvertita dai giovani come una grande attesa" che rischia "di rimanere tale se non si rimotiva e rilancia il dialogo tra generazioni".” “