GIOVANI E RELIGIONE: RICERCA IARD-COP, "DECISIVA LA FAMIGLIA" ANCHE SE È "UN CANALE DEBOLE" (2)

“Sono giovanissimi i frequentatori più assidui delle funzioni religiose: il 28% dei 15-17enni riferisce di partecipare alla messa tutte le settimane, contro il 12,1% dei ragazzi tra i 21 e i 24 anni”. È quanto si legge nella ricerca Iard sul rapporto tra giovani e religiosità, presentata stamani a Roma, secondo la quale “è assai più diffusa la preghiera individuale che rappresenta un’abitudine quotidiana per un giovane su cinque”. Undici le tipologie elaborate dallo Iard per descrivere altrettanti modi attraverso i quali gli intervistati vivono la propria dimensione religiosa: “Gli agnostici, i non credenti, coloro che credono in un dio generico, le minoranze religiose, i cristiani generici, i cattolici lontani, gli occasionali (i più numerosi con il 18%), i ritualisti, gli intimisti, i moderati, i ferventi”. Solo per questi ultimi, il 6,7%, la religione “incide profondamente sulle scelte e sui comportamenti quotidiani”. Decisiva, per la trasmissione religiosa, la famiglia d’origine che però oggi appare “un canale debole”. “Le forme della religiosità giovanile – commenta la ricerca – appaiono dunque frammentate e tese verso la costruzione di una religione bricolage”, mentre “un numero consistente di giovani che si definiscono cristiani ha preso della religione solo un’etichetta”. Ad essi, conclude, si contrappone il gruppo dei “cattolici praticanti, per i quali la definizione di cristiano comporta anche precise scelte di vita”.