"Il riconoscimento dello Stato di Israele è una delle condizioni per cui il dialogo sia fruttuoso e possibile". Rispondendo alle domande dei giornalisti circa il voto palestinese e la questione irachena, mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, si è soffermato sul dilemma tra chiudere le porte ad Hamas o tentare un dialogo in questi termini: "Mi sembra che il dialogo vada sempre cercato, ma presuppone una volontà di incontro. Ci sono condizioni che il dialogo richiede, una di queste è il riconoscimento di Israele". Quanto alla ventilata proposta di tagliare i fondi all’Autorità nazionale palestinese, Betori ha risposto: "È difficile per me dire i vescovi hanno una posizione a riguardo. È chiaro che le ragioni umanitarie debbano essere tenute presenti, quando si prendono decisioni del genere, ma è anche vero che non si può indirettamente sostenere un atteggiamento che sfocia nella violenza e nel terrorismo". Riguardo ai recenti attentati rivolti ai cristiani in Iraq, Betori ha ricordato che "l’attenzione dei vescovi italiani ai cristiani che ci vivono è sempre costante. La loro situazione era già difficilissima, gli ultimi eventi non fanno altro che accentuare i timori. La Chiesa italiana ha intenzione di continuare a sostenere in tutti i modi la presenza cattolica in questi Paesi, dove la testimonianza dei credenti è sempre stata particolarmente difficoltosa". Interrogato, infine, sul pericolo che la nuova situazione palestinese incida negativamente sulla frequenza dei pellegrinaggi, il segretario generale della Cei ha detto: "Non abbiamo dati a questo riguardo. L’auspicio è che si mantenga il livello attuale, o addirittura si incrementi. Speriamo comunque che possano continuare".