Sabato 18 febbraio, l’arcivescovo di Vercelli, mons. Enrico Masseroni, aprirà il processo diocesano per la beatificazione dei coniugi Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo. La cerimonia si celebra a Tronzano (Vercelli), dove i due sposi godono ancor oggi di una solida "fama di santità": quella di una "normale famiglia", si legge in una nota, che ha scalato "insieme la vetta della santità nella carità". Rosetta Franzi, nata a Crova (Vercelli) nel 1902, insegnante elementare, partecipava all’Azione cattolica ed era catechista parrocchiale. Giovanni Gheddo, nato a Viancino nel 1900, si è sposato nel 1928 con Rosetta, uomo di grande bontà e carità e membro attivo dell’Azione cattolica impegnato in varie opere parrocchiali, è ancora ricordato come “il geometra dei poveri”: faceva gratis il suo lavoro per i meno abbienti ed era chiamato come “conciliatore” quando succedevano liti. Mandato in guerra in Russia per punizione di non essersi iscritto al Partito fascista, è morto nel dicembre 1942 con un gesto di carità. Capitano d’artiglieria, ricevuto l’ordine di ritirarsi mentre il 17 dicembre 1942 i sovietici avevano scatenato l’offensiva, avrebbe potuto mettersi in salvo ma disse al giovane sottotenente (che doveva restare con i feriti intrasportabili): “Tu sei giovane, devi ancora farti una vita. Salvati, qui rimango io”. Le lettere di papà Giovanni dalla Russia sono state pubblicate dal figlio padre Piero, missionario del Pime, in “Il testamento del capitano”.