Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana
Cos’è la democrazia? Le elezioni nei territori palestinesi rilanciano la questione, su cui Benedetto XVI ha avuto, ricevendo le Acli nel sessantesimo anniversario della fondazione, parole molto importanti. Ha infatti ribadito il duplice nesso che qualifica la democrazia, con la giustizia e con la verità. "La giustizia ha detto il Papa – è il banco di prova di un’autentica democrazia, che spinge tutti a impegnarsi in modo responsabile perché venga salvaguardato il diritto di ciascuno, specie se debole o emarginato". Ed ha aggiunto: "Ciò posto, non va dimenticato che la ricerca della verità costituisce al contempo la condizione di possibilità di una democrazia reale e non apparente". Insomma, come già aveva scritto Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus: “Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia”. Per qualificare la democrazia non bastano le forme, le procedure. E’ una sfida cruciale tanto in Occidente, dove la democrazia c’è, quanto a livello planetario, dove la democrazia deve esserci, per potere realizzare obiettivi autentici di vero bene comune. Bisogna allora "lavorare perché cresca il consenso attorno a un quadro di riferimenti condivisi". E’ possibile infatti anche una vera e propria eterogenesi dei fini, per cui il risultato pratico di una determinata azione è esattamente il contrario di quello che è atteso. "Diversamente conclude il Papa – l’appello alla democrazia rischia di essere una mera formalità procedurale, che perpetua le differenze ed esaspera le problematiche". Non si riferiva al Medio Oriente, ed alla Terrasanta in particolare, ma è certo che quella regione è oggi il terreno cruciale per verificare la questione della democrazia e il rapporto, sempre problematico, tra suffragio universale e principi e valori. L’Iran ha eletto a suffragio universale un presidente che ha iniziato una politica di movimento, denunciano nei fatti l’equilibrio faticosamente raggiunto nelle relazioni con l’Occidente nel post-rivoluzione ed ora Hamas ha vinto nettamente le consultazioni palestinesi, senza nulla rinnegare delle sue tradizionali posizioni, che lo hanno fatto iscrivere a buon diritto sulle liste nere dei movimenti terroristici. Quando, all’indomani della guerra in Iraq si poneva il problema dello sviluppo della democrazia nell’intera area, si metteva in conto la caduta di regimi corrotti, anche se strategicamente vicini all’Occidente, sotto la pressione del suffragio universale. Oggi non siamo più alle ipotesi di scuola, ma alla realtà delle cose. La parola è allora alla politica, alla grande politica. Che può favorire il dischiudersi orizzonti di pace, o alimentare la spirale del conflitto più radicale, quello che, in nome della terra e del sangue, non esita a strumentalizzare e bestemmiare la religione nell’integralismo terroristico.