“L’auspicato compimento dell’unità dipende in primo luogo dalla volontà di Dio”, e “noi cristiani abbiamo il compito di essere, in Europa e tra tutti i popoli, luce del mondo”. Così Benedetto XVI, presiedendo oggi pomeriggio, nella basilica di San Paolo fuori le mura, i vespri celebrati a conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Richiamando il tema della Settimana, “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”, il Papa ha osservato che è la presenza di Cristo a rendere “efficace la preghiera comune di coloro che sono riuniti nel suo nome”. Rievocando i 40 anni dalla “prima preghiera comune”, celebrata il 5 dicembre 1965 nella stessa basilica da Paolo VI, a conclusione del Concilio Vaticano II, e la tradizione, mantenuta da Giovanni Paolo II, di concludere nel medesimo luogo la Settimana di preghiera, Benedetto XVI ha rivolto un saluto ai “fratelli delle altre Chiese e Comunità ecclesiali” di Roma e, in particolare, al gruppo dei delegati di Chiese, Conferenze episcopali, Comunità cristiane e organismi ecumenici presenti in basilica, che stanno partecipando a Roma al primo incontro di preparazione alla Terza Assemblea ecumenica europea di Sibiu (in Romania, 4-8 settembre 2007). “Sì cari fratelli e sorelle – ha detto il Papa, richiamando il tema dell’assemblea (La luce di Cristo illumina tutti. Speranza di rinnovamento e unità in Europa) – noi cristiani abbiamo il compito di essere, in Europa e tra tutti i popoli, luce del mondo”, e “la ricomposizione della nostra unità darà maggiore efficacia all’evangelizzazione”. “Quanta strada sta dinanzi a noi! Eppure – è l’esortazione conclusiva di Benedetto XVI – non perdiamo la fiducia, anzi con più lena riprendiamo il cammino insieme”.