“Una maturazione che – ha spiegato il presidente della Cei – renderà l’Europa capace di ricoprire la sua vocazione ed il suo ruolo all’interno di un mondo in rapido sviluppo e in particolare sentirà la responsabilità di non lasciare l’Africa ai margini dei giochi politici ed economici mondiali e si interrogherà su come il cristianesimo possa essere luce per il grande incontro con l’Asia. E saprà portare ancora la sua linfa all’intero continente americano”. Ruini si è poi soffermato sul “grande fenomeno della migrazione dei popoli” che, ha detto, “sta creando in Europa una nuova condizione economica, sociale, culturale e religiosa” e che pone “domande urgenti e gravi” soprattutto se si tratta della complessa e variegata migrazione islamica”. Ne deriva una sfida, quella di “come testimoniare il Vangelo alle altre culture e religioni qui in Europa e altrove”. “Non è possibile – a detta del porporato – camminare su queste frontiere con cuore scarico come l’Europa sembra ormai avere. I valori religiosi e umanistici non possono essere sostituiti dalla razionalità scientifica e tecnologica. Per i cristiani la sfida si è fatta sempre più radicale e non possiamo rassegnarci alle nostre divisioni” che “rendono più difficile il cammino di unione dell’Europa”. Di fronte a realtà come quelle dei giovani e di altre che si ritrovano in prospettiva ecumenica, ha concluso Ruini, “la divisione tra cristiani suona ancor meno accettabile. I bisogni del mondo chiedono a tutti un nuovo coraggio ecumenico e una rinnovata obbedienza al Signore che ci chiede di essere uniti”.