PAPA: ENCICLICA "DIO È AMORE". HA SCELTO QUESTO TEMA PER "RIPORTARE LA PAROLA AMORE AL SUO SPLENDORE ORIGINARIO" (2)

Nella Enciclica, il Papa voleva "mostrare l’umanità della fede, di cui fa parte l’eros". In questa "umanità" entra anche il "sì che nel matrimonio indissolubile tra uomo e donna trova la sua forma radicata nella creazione. E lì – ha detto il Papa – avviene anche che l’eros si trasforma in agape – che l’amore per l’altro non cerca più se stesso, ma diventa preoccupazione per l’altro, disposizione al sacrificio per lui e apertura anche al dono di una nuova vita umana". Se, dunque, "una prima lettura dell’Enciclica potrebbe forse suscitare l’impressione che essa si spezzi in due parti tra loro poco collegate" (parte teorica e parte concreta), era in realtà intenzione del Papa sottolineare "proprio l’unità dei due temi che, solo se visti come un’unica cosa, sono compresi bene". In questa luce, si comprende perché "l’organizzazione ecclesiale della carità non è una forma di assistenza sociale". "Questa attività – ha detto il Papa -, oltre al primo significato molto concreto dell’aiutare il prossimo, possiede essenzialmente anche quello del comunicare agli altri l’amore di Dio, che noi stessi abbiamo ricevuto". "Lo spettacolo dell’uomo sofferente – ha detto il Papa – tocca il nostro cuore. Ma l’impegno caritativo ha un senso che va ben oltre la semplice filantropia. È Dio stesso che ci spinge nel nostro intimo ad alleviare la miseria. Così, in definitiva, è Lui stesso che noi portiamo nel mondo sofferente. Quanto più consapevolmente e chiaramente lo portiamo come dono, tanto più efficacemente il nostro amore cambierà il mondo e risveglierà la speranza – una speranza che va al di là della morte".