"L’Europa e i suoi cittadini devono comprendere che il loro stile di vita è a rischio", ma anche che "la strada verso la prosperità attraverso la ricerca e l’innovazione resta aperta se un’azione a larga scala sarà intrapresa ora dai capi di governo prima che sia troppo tardi". Dopo il vertice informale dei 25 di Hampton Court, l’Ue aveva insediato un comitato di esperti indipendenti, presieduto dall’ex premier finlandese Esko Aho, che oggi a Bruxelles ha presentato una prima valutazione sulla situazione della ricerca nei paesi membri. "La realtà attuale – secondo gli esperti – è insostenibile alla luce della competizione globale" e l’Ue è lontana dall’investire su questo versante il 3% del proprio Prodotto interno lordo, ritenuto indispensabile per reggere la concorrenza di Stati Uniti, Giappone, Cina e altre nazioni in via di sviluppo. La relazione di Aho è stata appoggiata dal commissario alla ricerca Janez Potocnik. Secondo lo studio, i fondi destinati a ricerca, innovazione e nuove tecnologie "sono fermi all’anno 2000". Dal documento emerge l’urgenza di rafforzare l’azione comune (se ne parlerà al vertice Ue del 23 e 24 marzo, dedicato alla Strategia di Lisbona) e in particolare di avviare progetti in alcuni settori-chiave quali "la sanità elettronica, l’industria farmaceutica, le risorse energetiche, l’ambiente, i trasporti, la logistica". Si suggerisce infine di identificare un unico responsabile Ue per ricerca e innovazione, in modo da "coordinare le iniziative dei governi nazionali, delle imprese e delle università".