EUROPA: DURAND (UNIVERSITÀ DI LIONE), NO AD “UN MODO DI PENSARE ECONOMICISTICO E TECNOCRATICO”

“Occorre cambiare” il “modo di pensare, troppo economicistico e tecnocratico, per restituire il sogno di un’avvenire davvero comune, e gli entusiasmi degli inizi”. Così Jean-Dominique Durand, storico dell’Università di Lione, in una nota on line questa sera su SIR Europa (old.agensir.it), a proposito della “crisi” di identità e contenuti che sta attraversando l’Europa. “Nonostante le realizzazioni degli ultimi cinquantacinque anni (spazio europeo, mercato comune, economia e moneta europea, aereo europeo, rete di comunicazione europea, razzo e satelliti europei), l’Europa – annota Durand – non é stata fatta e il cittadino europeo rimane un miraggio”. Nell’incapacità di “riunire le due anime del continente, occidentale e orientale”, lo storico ravvisa “la crisi dell’idea europeistica che si è rivelata nella scorsa primavera con i risultati negativi dei referendum in Francia e in Olanda”, e che “è una profonda crisi di identità” caratterizzata dal “ritorno ai nazionalismi, per non dire ai tribalismi”. Alla base dell’impasse, “l’incapacità a definire cosa sia il cittadino europeo e i valori fondamentali sui quali poggia la civiltà europea” indicati da Giovanni Paolo II nei sui frequenti richiami all’importanza “di riconoscere le radici cristiane del continente”. Rievocando “la gioia, l’entusiasmo e la fede nell’avvenire” dei padri fondatori, Durand conclude: “Occorre cambiare un certo modo di pensare, troppo economicistico e tecnocratico, per restituire il sogno di un’avvenire davvero comune, e gli entusiasmi degli inizi”.