“Oggi di fronte alla duplice tentazione del fondamentalismo o dell’annacquamento religioso”, gli spazi “più concreti per declinare culturalmente la speranza sono ancora le parrocchie”. Lo ha detto al Sir mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Centro di orientamento pastorale (Cop), tracciando un bilancio di quanto emerso dall’VIII simposio teologico-pastorale che si è svolto questa mattina presso il Pontificio collegio leoniano di Anagni su “Declinare la speranza cristiana nella cultura del nostro tempo: urgenze, risorse, scommesse”, in preparazione al Convegno ecclesiale di Verona. Contro un fondamentalismo “che procede soltanto per affermazioni corrette dal punto di vista dottrinale, ma prive della capacità di diventare vita, o contro un tentativo di annacquamento dell’esperienza credente volto a ridurre la fede a religione civile”, mons. Sigalini afferma che, “pur nei suoi limiti e nella sua esigenza di rinnovamento, la parrocchia rimane centro di divulgazione e di riappropriazione della speranza da parte della gente nell’esistenza quotidiana in famiglia, nel rapporto con il limite, la malattia, la morte, tra la fatica del credere e dell’affidare a Dio la propria vita”. Per il presidente Cop la parrocchia, può svolgere “un ruolo strategico” a condizione che “la vita della comunità abbia il suo centro nell’eucaristia e nel giorno del Signore. Maggiore è la comunione all’interno della Chiesa, maggiore è l’esperienza di speranza che si può offrire”. Quattro gli ambiti prescelti per tale proposta: massmedia, scuola, famiglia e tradizioni popolari e religiose. ” “