” “Il cristiano non è un "depresso", ma un "testimone di speranza" capace di reagire al "complesso di minoranza" e alla "sindrome della stanchezza" parlando di Dio in una società "concentrata sul segmento del presente". E’ l’identikit fornito da mons. Enrico Masseroni, arcivescovo di Vercelli, al Convegno annuale del Centro nazionale vocazioni, in corso a Roma (fino a domani) sul tema: "Come la pastorale vocazionale testimonia Cristo Risorto speranza del mondo?". Invece di essere "segno di speranza", è l’autocritica del presule, spesso le comunità cristiane sono "comunità rinunciatarie, dove dominano l’ottusità spirituale e morale, l’indifferenza, ma soprattutto la mediocrità". Comunità cristiane, in una parola, "appiattite sul colore della cultura dominante, sul grigiore diffuso, dominate dai miti e dalla preoccupazione per l’immagine". Di qui la necessità, secondo il vescovo, di "passare da una vita spirituale depressa ad una vita nuova" che, attraverso la santità come "misura alta" della vita cristiana, sappia reagire alla "sindrome della stanchezza" e a fenomeni come la "delusione cronicizzata". "Mai in passato abbiamo avuto la tentazione di contarci come oggi", è la constatazione del vescovo, secondo il quale molti cattolici oggi soffrono del "complesso di minoranza", che genera "impotenza, rassegnazione, dubbio" a partire dalla "sproporzione tra lo scarso numero dei fedeli e le immense attese del Regno". La "condizione del piccolo gregge", secondo il vescovo di Vercelli, "crea un clima di esilio che intende porre i cattolici ai margini della cultura egemone, e in base al quale la verità del vangelo sarebbe ridotta ad un opinione e la fede ad un affare privato". Per il cristiano, invece, il complesso di minoranza, "di tipo politico", va combattuto partendo dalla consapevolezza che "decisivo non è l’aspetto numerico, ma quello della qualità della testimonianza". ” “