VOCAZIONI: BIGNARDI, "CHI SPERA SI IMPEGNA NEL MONDO", NO A "DISILLUSIONE" E "PICCOLO CABOTAGGIO", SI’ A "ESAME DI COSCIENZA" ANCHE PER I CATTOLICI

"Chi spera si impegna nel mondo", dicendo no ad atteggiamenti culturali oggi dominanti come la "disillusione" ed il "piccolo cabotaggio" e trovando il coraggio per un "esame di coscienza serio", necessario anche per i cattolici, alle prese con la "prova della speranza". Lo ha detto Paola Bignardi, presidente nazionale emerita dell’Azione Cattolica italiana, intervenendo oggi al Convegno annuale del Centro nazionale Vocazioni, in corso a Roma (fino al 5 gennaio) sul tema:" Come la pastorale vocazionale testimonia Cristo Risorto speranza del mondo?". "Quello di oggi è un tempo difficile per l’esercizio della speranza", ha detto la relatrice rivolgendosi ai circa 700 partecipanti (da tutte le regioni italiane): "Oggi la nostra speranza è messa alla prova dalla delusione, dallo scoraggiamento, dalla paura e dal senso dui impotenza che prende davanti ai grandi drammi dell’umanità o davanti alle esperienze critiche della nostra vita personale. Ma senza speranza e senza fiducia nella vita – ha aggiunto – anche le ordinari esperienze di ogni giorno perdono di qualità". "La crisi di speranza dei cristiani", secondo la relatrice, "riguarda anche le sorti della fede nel mondo di oggi", ed "anche le nostre chiese oggi sono chiamate ad affrontare una prova della speranza". "Una scarsa cura dell’interiorità; una non sufficiente salvaguardia della dimensione spirituale della vita; un senso troppo scarso dell’originalità della vita cristiana e un modo superficiale e scontato di vivere la fede": queste, per Bignardi, le ragioni principali per cui anche per i cristiani,oggi, è difficile sperare. Di qui la necessità di "un esame di coscienza serio", partendo dalla consapevolezza che "in un tempo di transizione e di crisi" come il nostro gli uomini e le donne di speranza "non sono degli attivisti", ma persone che "vivono un atteggiamento costante di fiducia nella vita".