“La bioetica – ha osservato ancora mons. Sgreccia – deve far dialogare discipline diverse tra loro; in essa bisogna unire la parte descrittiva-sperimentale con quella antropologica-filosofica e successivamente con la prospettiva etico-applicativa. Se devo esaminare il problema bioetico della fecondazione in vitro, in primo luogo descriverò le tecniche e i risultati; poi mi porrò l’interrogativo di cosa comporta questo per le persone implicate; infine porrò il problema di ciò che è il bene dei singoli e di ciò che è il bene comune: quanto l’etica deve rifiutare e quanto deve essere sanzionato o difeso dalla legge”. Nel 2003, ha ricordato tra l’altro mons. Sgreccia, “È stata fondata la Fibip, cui aderiscono 40 centri o istituti di bioetica”. Tra le nuove iniziative il presule ha rammentato “la proposta del direttore del Centro di bioetica di Lecce, che prevede una collaborazione tra più centri per la pubblicazione di un’enciclopedia di bioetica, strumento indispensabile per il passaggio che sta compiendo, in atto in molti paesi, specialmente europei, la bioetica dal suo essere materia teorica e scientifrica al suo nuovo divenire anche disciplina giuridica e legislativa”. (segue)” “